Piccolo manuale di galateo: il bon ton a tavola


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L’origine del termine “Galateo” risale al 1558, anno in cui è stato pubblicato l’omonimo trattato breve, che impartiva lezioni di buone maniere e raffinatezza alla nobiltà dell’epoca. Dalle origini a oggi, il galateo ha subito un’evoluzione, adattandosi ai cambiamenti della società. Vediamo quali sono i comportamenti sconvenienti e che vanno evitati anche ai nostri giorni… e qualche regola che può essere felicemente ignorata.

Alcune regole sono conosciutissime (e logiche), altre meno. Tutti siamo cresciuti sapendo che non vanno appoggiati i gomiti sul tavolo o non va fatto rumore mentre si sorseggia il brodo dal cucchiaio, ma lo sapevate, ad esempio, che non si dovrebbe augurare buon appetito perché pare che porti sfortuna?

“Non parlare con la bocca piena”: ecco un’altra frase che spesso ci siamo sentite dire e abbiamo detto a nostra volta. Masticare sempre con la bocca chiusa e attendere per parlare, come vuole il galateo, è una buona regola “social”: conversare con classe è un’arte, che lo si faccia sul divano o tavola. Così come lo è valorizzare le pietanze che qualcuno ha messo in tavola con amore.

Anche la postura deve essere elegante: non ci si deve avvicinare al piatto con la testa, ma portare il cibo alla bocca con le posate.

Se molte di queste regole fanno parte del bagaglio che abbiamo ricevuto in eredità, assieme a una sana dose di coccole, dalle nostre mamme e nonne, ci sono altre regole meno ”immediate”.

Ad esempio, anche se non gradite particolarmente il nettare di Bacco, non è buona norma rifiutare l’offerta di vino mettendo una mano sul bicchiere. Dopotutto, il vino è sinonimo di convivialità.

Alcune regole del galateo, poi, sono legate a istinti di sopravvivenza. Ad esempio? Il motivo per cui è maleducazione portare alla bocca la lama del coltello è in realtà più una norma di sicurezza personale per non tagliarsi.

Anche se tutti abbiamo in mente le scene di Alberto Sordi che azzanna i maccheroni che l’avevano provocato, il tovagliolo non va mai annodato al collo, bensì appoggiato sulle gambe. Quando è posizionato sulla tavola, il tovagliolo va a destra e non è molto elegante inserirlo nel bicchiere, come spesso viene fatto. Sempre per quanto riguarda il tovagliolo, va utilizzato prima e dopo aver bevuto per pulirsi la bocca. Anche in questo caso, più che galateo, questa è la regola che raccomanderebbe ogni brava padrona di casa.

Passando a un termine molto in voga, “mise en place”, ci sono pochi, semplici, consigli di galateo da ricordare nella vita di tutti i giorni. Molti si chiedono dove posizionare i bicchieri, che vanno messi leggermente a destra del piatto e devono essere almeno due, uno per l’acqua e uno per il vino che va posizionato a destra di quello per l’acqua. Infine, un’usanza molto bella che può essere ripresa anche oggi prevede che il pane sia servito su un piattino a sinistra dei bicchieri. Credo sia un tocco molto elegante.

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Alcune regole, ammettiamolo, suonano un po’ datate. Se molti sanno che non è consigliabile fare la poco elegante “scarpetta”, il galateo prevederebbe anche che venisse sempre lasciato un po’ di cibo nel piatto. Ai giorni nostri, con la consapevolezza che lo spreco di cibo è una delle pratiche che potrebbero essere evitate per un mondo più giusto, un’altra regola del galateo invece può venire in aiuto: la buona educazione prevede infatti che non si prendano porzioni troppo abbondanti.
Niente sprechi di cibo e più attenzione alla linea quindi sono una nuova norma da aggiungere: il galateo è un’insieme di regole per rendere più elegante e adatto alla società contemporanea alcune pratiche dello stare – bene – insieme. E stare bene insieme è davvero l’unica regola da seguire a tavola.

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